Pieralberto Valli

musicista, compositore

Amici cari, vorrei offrirvi parole di conforto e speranza, e darvi le coordinate per quella via di uscita che mi avete chiesto di descrivere. Non so se sarò in grado di farlo. Osservare questa realtà, perlomeno dal filtro attraverso cui vorrebbero che la guardassimo, sarebbe come osservare le ombre di Platone: vedremmo solo un riflesso che non ci dice niente sulle cose.

 

Dovremmo alzare lo sguardo e, così facendo, potremmo forse vedere il futuro, al di là del cambiamento storico e sociale che stiamo vivendo. Vedremmo forse un lembo di terra spezzato che si allontana
dalla terraferma, alla deriva su un mare immenso. Non so se esistano vie di uscita collettive; forse ne esistono di personali. Non forme di liberazione, quindi, ma atti quotidiani di resilienza.

 

Ho cercato in queste settimane di descrivere in un libro tutto questo, seguendo le regole di una fantascienza che, nella velocità del presente, è destinata a scadere nell’arco di qualche secondo. L’unica via di uscita che sento di offrire, forse implorare, è ciò di cui sento maggiormente la mancanza: il sorgere di un pensiero critico diffuso e realmente libero, di punti di vista contrastanti e personali. Abbiamo bisogno di pensatori coraggiosi, capaci di andare oltre il terrorismo del presente, oltre l’informazione ufficiale e la paura. Spero che questo valga da auspicio e che, anche se non sembra, possa risuonare come un richiamo alla speranza.

 

Nel mio piccolo continuo a scrivere molto e in questo immagino di avvicinare i corpi oggi distanziati. Auguro a tutti, e a voi in particolare, di rimanere un’oasi di pace; un’arca che, nonostante le onde, resiste nel cuore della tempesta.