Marisa Ragazzo

coreografa
30 Aprile.
0re 08.00.
53 giorni a casa.

 

Rifletto su qualcosa di straordinariamente importante da scrivere, mi basterebbe anche che fosse almeno profondo e magari emozionante… e magari carico di patos ma… ahimè, nulla.
Ho pensieri semplici da condividere.
In verità questi 53 giorni sono volati via, un giorno a rincorrere l’altro, senza tregua.
Mi sono anche garbatamente impegnata ad essere sofferente perché cantare fuori dal coro, distante da tutto il cantilenante lamento che avevo intorno, mi sembrava ancora più impegnativo.
E dunque la mia via d’uscita in realtà non esiste poiché non sono entrata in nessun luogo, non ho subito la mia casa in maniera coercitiva, non mi sono sentita sopraffatta, la mia mente erratica è andata ovunque come sempre.

 

Le giornate sono corse veloci e perché durassero più a lungo ho preso l’abitudine di alzarmi molto presto al mattino per avere più tempo davanti… e mi è piaciuto.
Nessun rumore se non quelli che mi sono sembrati un regalo di compleanno: uccellini, vento e silenzio.
Ho trascorso le giornate iniziandole con la mia pratica yoga, tutte le mattine in terrazzo vicino al gelsomino fiorito, a leggere, a studiare, ad IMMAGINARE… perché…

 

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione.