MARINA BRANCA

danzatrice

Una strada piccolina a misura d’uomo che porta “chissàdove”, immersa in un campo di grano. Giallo e grigio.
I “perché” i “come” arrivano come un vento autunnale, pieno di foglie secche che ti avvolgono e che spazzano via ogni briciola, lasciata cadere a terra, di quel panino che avevi tanto desiderato e che stavi lentamente assaporando.

Ed è proprio qui, dove sono adesso, seduta sul terrazzo della mansarda di casa di mio Padre, lontana da tutto e da tutti, di fronte alla vista più bella e poetica che potessi mai desiderare, che mi perdo nei miei pensieri.
Circondata dalle piante grasse di cui è pieno questo spazio e dai tanti profumi sparsi per aria che guardo il Mare.

Il Mare.
Il Mio Mare.
Il Mio Amico più caro.
L’insieme delle mie insicurezze, delle mie paure, delle mie risposte e dei miei sogni.
Mi ascolta. Lo ascolto.
Dialoghi lunghi. Sorrisi e lacrime.

Menomale che c’è lui.