ELISA BALUGANI

danzatrice e coreografa

La prima settimana di marzo, quando ancora potevo tenere le mie classi di danza con le dovute precauzioni, non mi rendevo conto della realtà in cui sarei stata catapultata nei giorni seguenti.

Dal momento del lockdown, la mia quotidianità, come quella di tutti, veniva completamente stravolta: reclusa, senza il consueto programma di lavoro, senza la giostra festosa dei miei abituali contatti umani né gli spazi in cui danzare liberamente assieme alle persone che riempiono la mia vita, niente viaggi o spettacoli. Tutto in pausa.

Ritenendomi fortunata per essere rimasta in salute, come i miei cari, mi rendo conto che dovrò completamente modificare la concezione del tempo, della giornata, della mia libertà.

Inizialmente è stato uno shock. Umore come sulle montagne russe.

Ci siamo trovati costretti ad un bilancio personale a cui non tutti eravamo pronti, me compresa.

Faccia a faccia con me stessa, mi sono resa conto di non sapere chi fossi senza le sicurezze derivanti dalla mia quotidianità. Ho visto con chiarezza chi mi è stato vicino e chi è scomparso, ho provato tante emozioni da cui difficilmente sono riuscita a sfuggire e con cui ho dovuto fare i conti.

All’inizio, mi sembrava un po’ come se mi avessero tolto tutto improvvisamente: la scuola di danza e la compagnia, gli spettacoli, il palco, la possibilità di lavorare, le persone che non ho più potuto vedere.

Per alcuni giorni si è quasi insinuato in me un desiderio di distacco dalla danza.. poi ho cercato di  aggrapparmi alle fortune che hanno determinato questo strano periodo, oltre a quella non scontata della buona salute.

Le piccole grandi vie d’uscita che mi stanno rendendo più forte, e che mi hanno permesso non solo di sopravvivere ma di vivere questo momento.

In primis il fatto di non essere sola ad affrontarlo ma di avere vicino persone che mi amano sinceramente.

Poi la presa di coscienza e l’accettazione di modi temporaneamente diversi di vivere la danza: mezzi finora inediti con cui condividere insieme ai miei danzatori, ai colleghi ed agli allievi altre parti di me finora sopite, nuove modalità d’allenamento quanto più possibile efficaci, l’uso strumentale della creatività per esercitare una forma di auto-terapia contro lo stress da isolamento.

E poi le piccole cose, che non sembrano più tanto piccole: la passeggiata in cortile sotto al sole , il gatto che magicamente compare dal nulla – scegliendomi – e che curo tutti i giorni, una chiamata, un film, momenti di creatività assurdi e divertenti da sperimentare con chi ho vicino.

Oggi è il primo di maggio. Non mi abituerò mai a questa condizione, e probabilmente avrò sempre difficoltà a vivere il qui e ora. I dubbi e le preoccupazioni sono assillanti, ma sono certa che arriverò a riconquistare la mia libertà e tutto ciò che ho messo in standby attraverso uno sguardo diverso, arricchito da questa esperienza.

Anche il piccolo video che ho realizzato, e che riassume in parte quanto scritto, è stata una VIA D’USCITA.